Tragedia di Superga 1949: la fine del Grande Torino
Il 4 maggio 1949 il Grande Torino si schiantò a Superga. 31 vittime. La storia, le cause e l’eredità eterna della tragedia più dolorosa del calcio italiano.
4 Maggio 1949: La Tragedia di Superga, il giorno in cui il Grande Torino scomparve per sempre
Il 4 maggio 1949 il cielo di Torino si tinse di nero. Alle ore 17:03 il trimotore Fiat G.212 con a bordo l’intero Grande Torino si schiantò contro la Basilica di Superga. Morirono 31 persone. Una delle pagine più dolorose della storia del calcio italiano.

La fine di un sogno invincibile
Il Grande Torino, la squadra più forte d’Italia e tra le più forti d’Europa, stava tornando a casa dopo un’amichevole a Lisbona contro il Benfica (vinta 4-3 dai granata), disputata per onorare l’addio al calcio del capitano portoghese Francisco Ferreira, amico di Valentino Mazzola.
Il 4 maggio 1949, alle 9:40, il trimotore Fiat G.212 (marche I-ELCE) delle Avio Linee Italiane decollò da Lisbona. Dopo uno scalo a Barcellona, l’aereo ripartì diretto a Torino. A bordo c’erano 18 giocatori, allenatori, dirigenti, tre giornalisti e l’equipaggio: in totale 31 persone.
Le condizioni meteorologiche su Torino erano terribili: fitta nebbia, pioggia battente, visibilità quasi nulla e forte vento. Alle 17:03 l’aereo si schiantò ad alta velocità contro il terrapieno posteriore della Basilica di Superga, a 669 metri di altitudine sulla collina torinese. Non ci furono superstiti.
Le cause dell’incidente
Secondo le indagini, la tragedia fu provocata da una combinazione di cattive condizioni meteo e un probabile errore di navigazione. Una delle ipotesi più accreditate parla di un possibile guasto all’altimetro, che avrebbe indotto i piloti a credere di essere più in quota di quanto non fossero realmente. L’aereo stava effettuando la manovra di avvicinamento all’aeroporto di Torino-Aeritalia quando impattò contro la basilica.
Le vittime del Grande Torino
Persero la vita tutti i campioni del Grande Torino:
Giocatori: Valerio Bacigalupo, Aldo Ballarin, Dino Ballarin, Émile Bongiorni, Eusebio Castigliano, Rubens Fadini, Guglielmo Gabetto, Ruggero Grava, Giuseppe Grezar, Ezio Loik, Virgilio Maroso, Danilo Martelli, Valentino Mazzola, Romeo Menti, Piero Operto, Franco Ossola, Mario Rigamonti, Giulio Schubert.
Tecnici e Dirigenti: Ernő Egri Erbstein (direttore tecnico), Leslie Lievesley (allenatore), Ottavio Cortina (massaggiatore), Egidio Agnisetta, Ippolito Civalleri, Andrea Bonaiuti.
Giornalisti: Renato Casalbore (fondatore di Tuttosport), Renato Tosatti, Luigi Cavallero.
Equipaggio: Pierluigi Meroni, Celeste D’Inca, Celeste Bianciardi, Antonio Pangrazzi.
Il compito più straziante toccò a Vittorio Pozzo, ex CT della Nazionale, che dovette riconoscere le salme di quasi tutti i suoi “ragazzi”.
Un lutto che colpì l’Italia intera
I funerali, celebrati il 6 maggio 1949 al Duomo di Torino, videro una partecipazione straordinaria: oltre 600.000 persone riempirono le strade della città. La camera ardente fu allestita a Palazzo Madama. Rappresentanti del Governo (tra cui un giovane Giulio Andreotti) e della FIGC resero omaggio alla squadra.
Il campionato 1948-49 non era ancora finito. Il Torino schierò la formazione giovanile nelle ultime quattro partite e, per rispetto, anche gli avversari fecero lo stesso. Il Toro venne proclamato campione d’Italia per la quinta volta consecutiva.
L’eredità immortale della Tragedia di Superga
La tragedia di Superga interruppe bruscamente una delle squadre più belle e dominanti della storia del calcio. Il Grande Torino aveva vinto cinque scudetti consecutivi (1943, 1946, 1947, 1948, 1949) e rappresentava un simbolo di rinascita per l’Italia del dopoguerra.
Oggi, ogni 4 maggio, migliaia di tifosi granata salgono a Superga per ricordare. I resti dell’aereo e alcuni oggetti personali sono conservati nel Museo del Grande Torino e della Leggenda Granata a Grugliasco.

Superga non è solo una tragedia. È il luogo dove il Toro ha lasciato per sempre un pezzo del suo cuore, ma anche dove continua a vivere la memoria di quegli invincibili.
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