Giuseppe Dossena
Giuseppe Dossena

A La Stampa, così Giuseppe Dossena ha parlato delle possibilità del Torino di guadagnarsi un posto in Europa.

TorinoFc

LE PAROLE – «Dietro le squadre irraggiungibili, le prime tre, la sfida per l’Europa è sempre più interessante. Coinvolge tanti club e tra questi c’è un Toro che vedo pronto per lottare fino alla fine. Ha una grande occasione e gli indizi sono ottimi. Aveva bisogno di dare continuità e lo sta facendo. Ha ritrovato serenità e il modo giusto di stare in campo… Finora è un cammino super positivo, deve crederci. E ha un piccolo grande vantaggio. Non gioca le coppe, non soffre dei problemi che condizionano le altre squadre». (calcionews24.com)

La carriera di Dossena da giocatore

Giuseppe Dossena, detto Beppe (Milano, 2 maggio 1958), è un dirigente sportivo, allenatore di calcio ed ex calciatore italiano, di ruolo centrocampista, campione del mondo con la nazionale italiana nel 1982.


Biografia
Nasce a due passi dallo Stadio San Siro; da Milano va via presto per diventare un calciatore. È sposato con Tiziana dal settembre 1982, conosciuta a Bologna, dalla quale ha avuto due figli, Gianluca e Andrea.

Nelle indagini relative al Totonero del 1980 viene citato il suo nome (fu invitato a comparire dagli inquirenti); nessuna accusa gli venne formalizzata. Carlo Petrini lo tira in ballo anche in seguito (vedi suo libro Nel fango del dio pallone) come un protagonista attivo di vicende su scommesse.

Laureato in scienze politiche e discreto golfista, nel 1987 si candidò in politica con il PSI, anche grazie alla stretta amicizia con il segretario di partito Bettino Craxi.

Nel 2008 Dossena è condannato in primo grado a otto mesi di reclusione (con la condizionale), oltre a una multa di € 600, per il reato di tentata truffa ai danni di Riccardo Garrone; tale pena è cancellata nel 2010 per sopravvenuta prescrizione.

Cresce calcisticamente nel vivaio dell'Alcione, squadra milanese[10]. Entra quindi nel settore giovanile all'epoca più organizzato d'Italia[11], quello del Torino.

Dopo aver vinto in maglia granata il Campionato Primavera 1976-1977, battendo in finale i pari età del Cesena, è ceduto in prestito alla Pistoiese nella stagione 1977-1978, appena salita in Serie B. In Toscana è subito titolare mettendo a referto 28 presenze. debutta fin dalla prima giornata di campionato, nella sfida Taranto-Pistoiese (1-0), e segna la prima rete da professionista il 18 dicembre 1977 in Cesena-Pistoiese (2-1). L'anno successivo, nel frattempo accasatosi proprio a Cesena, totalizza 28 apparizioni sempre in cadetteria.

Bologna
Rientrato a Torino, è ceduto in compartecipazione al Bologna, club fresco di cambio di proprietà. Qui conquista subito il posto di titolare, formando una coppia interessante di giovani con Franco Colomba (quest'ultimo capitano della squadra).

L'accordo fra rossoblu e granata si rinnovò per la stagione successiva, quando il Bologna, penalizzato di 5 punti in seguito a vicende di calcioscommesse, allenato da Gigi Radice concluse il campionato al 5º posto. Segna il gol della vittoria sul Torino. A fine stagione conquista la Nazionale, prima che il Torino ottenga di nuovo l'interezza del suo cartellino.

Torino


Dopo quattro anni, Dossena torna in granata. Nelle prime quattro stagioni non salta nessuna gara di campionato, tre nelle ultime due annate[13]; alla fine dell'esperienza torinese totalizza 241 presenze tra campionato, Coppa Italia e Coppa UEFA, con 29 reti.

Al termine del primo campionato è inoltre convocato da Enzo Bearzot al Mondiale 1982, laureandosi campione pur senza mai scendere in campo. Per la Curva Maratona diverrà un idolo, grazie a prestazioni sempre importanti e a reti come quella siglata nel derby del 27 marzo 1983, "Il Derby del 3 a 2"; i tifosi gli dedicheranno un grande striscione recitante "Un magico Dossena per una magica curva".

Nel 1984 l'arrivo di Júnior gli fa cambiare ruolo: il brasiliano è regista, Dossena ha dissidi con l'allenatore Radice ritrovato dopo l'esperienza di Bologna, e i rapporti con i tifosi cambiano negativamente.

I suoi sei anni al Torino terminarono improvvisamente, e in maniera non serena, con la cessione in Serie B all'Udinese, per sopravvenute frizioni con la proprietà granata.

Sampdoria
A 30 anni, quando per lui sembra iniziata una parabola discendente, va in Serie A alla Sampdoria. Riciclato inizialmente da terzino sinistro, vince lo scudetto coi blucerchiati nel 1991: non salta nessuna partita, integrandosi a centrocampo con Cerezo.

Con la formazione allenata da Vujadin Boškov è in ogni competizione, segna con l'Inter a San Siro e con il Malines in Coppa delle Coppe.

Similmente a quella di Torino, l'esperienza sampdoriana (costellata da Scudetto, Coppa delle Coppe, Coppa Italia e Supercoppa italiana) si chiude in modo improvviso quanto inatteso: a novembre 1991 è ceduto al Perugia, passando in poche settimane da una doppietta in Coppa dei Campioni alla Serie C1. A fine stagione si ritira.

Nazionale
La prima chiamata in azzurro arriva, da parte di Bearzot, quando è nel Bologna; è il 19 aprile 1981, amichevole con la Germania Est. L'anno successivo sarà campione del mondo in Spagna pur senza essere stato utilizzato. Diventa comunque una colonna della Nazionale, pur soffrendo molto l'esclusione - che causerà polemiche - dai convocati per il Mundial '86 a favore di Antonio Di Gennaro. (Wikipedia)


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