Vojvoda: ‘Non prendo più gialli per il fantacalcio. Bremer fortissimo, spero che resti. Su Juric e Belotti…’

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Vojvoda
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Mergim Vojvoda, esterno del Torino, è stato ospite di Dazn Talk: le sue dichiarazioni.

FANTACALCIO – “All’inizio non sapevo cosa fosse, poi mi sono arrivati più di cento messaggi. Ho parlato con i miei compagni e me lo hanno spiegato. Una volta sono stato ammonito e mi hanno scritto: ‘Cosa hai fatto?!’. E adesso è per questo che non prendo più gialli (ride, ndr). Djidji, Lukic e un po’ tutti mi hanno spiegato che cos’è. Anche i fantallenatori mi danno motivazioni. Il fisioterapista mi mette tanta pressione per il fantacalcio, anche prima della partita. Zaza, Belotti e Pobega ci giocano”.

SOPRANNOMI – “Ne ho tanti. ‘Mergim’, ‘Megrim’, so che è difficile quindi non mi lamento. Solitamente ‘Meg’. Juric è il primo che saglia nome (ride, ndr)”.

RAPPORTO CON I COMPAGNI – “Sto bene con tutti nello spogliatoio, ma i più divertenti sono Izzo e Ansaldi. Aina è il dj della squadra, mette tanta musica rap e hip-hop”.

ANSALDI – “Mi piace parlare con tutti, ancora di più con lui perché ha esperienza. Gioca nel mio stesso ruolo, mi piace vedere quello che fa e gli chiedo tante cose. Mi faccio spiegare quando fare il dribbling o giocare semplice, Ansaldi è un grande uomo perché ha sempre tempo per noi giovani”.

JURIC – “Che rapporto abbiamo? Non so… Io sono un professionista, non sono troppo aperto ma sono più riservato. Quando il mister parla, ascolto tutto ciò che mi può servire e cerco di farlo sul campo. Dice che sto andando bene, significa che ho imparato ciò che mi ha insegnato. Prima di una partita, mi ha abbracciato e mi ha detto: ‘Vai, mio soldato’. Siamo tutti suoi giocatori, dobbiamo restituirgli la fiducia che ha in noi”.

GLI ALLENAMENTI DI JURIC – “Mamma mia (ride, ndr). Sono molto faticosi, ma è la strada giusta: bisogna sempre andare forte. E’ il primo allenatore che ho conosciuto con questi metodi: è la sua filosofia, lavorare e lavorare”.

IDOLO  “Il mio preferito era Ronaldinho: quando lo vedi giocare ha il sorriso, mi è sempre piaciuto. E nel mio ruolo c’è Dani Alves, un grande calciatore”.

CURVA MARATONA – “Quanto gasa? Tanto, abbiamo bisogno di loro. Purtroppo con il Covid non c’è stata sempre, ma mi piacciono i tifosi così caldi ed è qualcosa di bello. Dopo il 70′ hai bisogno di loro, quando senti il dodicesimo uomo in campo ti dà qualcosa in più”.

SUPERGA – “La prima volta? Sono andato da solo perché c’era il Covid. Con un mio amico siamo saliti, è qualcosa che ti fa pensare ed è un onore vestire questa maglia: il Grande Torino ha fatto la storia”.

PERCHE’ IL TORO E L’ITALIA – “Mi piacciono le squadre che hanno una bella storia dietro. Lo Standard Liegi era simile, i tifosi sono caldi e c’è una grande società. Quando mi ha chiamato Vagnati ho subito detto sì, mi ha raccontato la storia e io volevo venire. Sono contento della mia scelta, voglio lasciare il mio nome qui”. DIFFERENZE TRA CAMPIONATO BELGA E SERIE A – “È diverso dal Belgio: qui ci sono più qualità e si gioca più con la testa, là ci si butta subito nello spazio. C’è uno schema preciso e già prima della partita sai cosa dovrai fare, in Belgio c’è più istinto”.

STORIA PERSONALE – “Sono nato in Germania perché nel mio Paese, in Kosovo, c’era la guerra. Poi siamo tornati nel nostro Paese perché non avevamo i documenti, mio padre era un soldato e, quando è finita la guerra, siamo andati in Belgio. La mia è una storia di tanti sacrifici, sono felice della mia storia perché la mia famiglia si è sacrificata e oggi abbiamo il senso dei valori. Sono già zio, mia mamma vorrebbe che io diventassi papà (ride, ndr). E a me piacciono i bambini, ne voglio cinque. Ho un fratello e due sorelle, io sono il più piccolo. Non mi sono mai innamorato, sono concentrato sul calcio ma piano piano arriverà”.

TORINO – “Se mi piace? Molto, si mangia bene. Io amo la pasta e il pesce, sono pazzo di questo”.

CLIMA IN SPOGLIATOIO CON JURIC – “Siamo una famiglia, quando si deve lavorare si lavora ma spesso facciamo cena insieme e si scherza. Il mister prepara al massimo le partite, sappiamo cosa dobbiamo, ma quando finisce l’allenamento ridiamo e scherziamo, spesso anche con lui. E quasi sempre mangiamo insieme per creare gruppo e fare famiglia”.

FUTURO – “Io vivo alla giornata, vedo così la mia vita. Credo molto in Dio e ogni giorno è una fortuna, non so tra cinque o dieci anni dove sarò”.

COSA LO CARICA PRIMA DELLE PARTITE – “Mio fratello. Ha sette anni più di me, è lui che mi ha educato e mi ha portato a giocare a calcio. Ha sempre creduto in me, è la prima persona che sento prima e dopo le partite”.

BREMER – “È fortissimo, un animale. Ha fatto un salto di qualità incredibile nell’ultimo anno, ma può ancora migliorare tanto perché giovane. Ha rinnovato, speriamo che resti perché è davvero forte. Fisicamente è forte, lavora tanto e appena sono arrivato sono rimasto impressionato da quanto si allenasse. È anche veloce, è alto e ha fatto un grande salto di qualità a livello tecnico, con il pallone tra i piedi. Il lavoro paga, con lui si vede”.

BELOTTI – “È il nostro capitano, rappresenta bene il Toro: è già da tanti anni qui, ha fatto 100 gol in Serie A e si fa rispettare. Ha avuto un periodo di infortunio, non è sempre facile rientrare ma è carico: dà tutto per la società e la squadra, ora è tornato segnando e sono contento per lui”.

SE NON FOSSE STATO CALCIATORE – “Avrei fatto il meccanico o l’elettricista, mi piace il lavoro cn le mani. Ho finito la scuola, ma non mi è piaciuta. Per fortuna faccio qualcosa che mi piace e vengo pagato per questo”.

QUALE PARTITA RICORDA PIU’ VOLENTIERI – “La prima, era contro la Fiorentina lì: quando ho messo la maglia, ho capito di essere arrivato in un altro calcio. E anche il mio primo gol in Nazionale contro la Repubblica Ceca, era prima del Covid e lo stadio era pienissimo”.

NAZIONALE – “Cosa significa giocarci? Tanto, è come se stessi proteggendo il tuo Paese. Il calcio può fare tante cose, per me è motivo di grande orgoglio vestire la maglia del Kosovo”.

(fonte calciomercato.com)

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