Intervista a Ruggero Radice

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Oggi ho il piacere di pubblicare la mia intervista a Ruggero Radice, docente nel settore tecnico della FIGC, lavora anche per il settore giovanile della Robur Siena.
È figlio di Luigi Radice, ex allenatore del Toro che, nel 1976, vinse l’ultimo scudetto nella storia granata.
A lui va uno speciale ringraziamento per la disponibilità e la competenza.

Buongiorno Ruggero.
Sono passati 44 anni dall’ultimo scudetto del Toro con suo papà, il grande Gigi Radice, alla guida di quella squadra.
Quali sono i suoi ricordi riguardo agli anni in cui suo padre è stato l’allenatore del Toro?

I miei ricordi sono di due ere ben distinte. Chiaramente il primo anno che andammo a vivere a Torino, e la squadra vinse lo scudetto, io ero piccolo e quelli furono cinque anni importanti. Ho ricordi bellissimi legati all’infanzia: con papà andavo spesso al Filadelfia, ho delle foto in campo con Pulici e Graziani, e lì si è trasferita la passione per il Toro.
E il secondo momento quando papà tornó al Toro nel 1984, tra l’altro arrivammo subito secondi. Quegli anni li ho vissuti quasi tutti in curva Maratona. Dopo la partita aspettavo papà e tornavamo a casa insieme. Quindi lì si è ancora di più radicata la passione granata, come figlio, tifoso e anche giocatore nel settore giovanile. Per cui sono stati 10 anni straordinari, in cui è stata sempre fortunata la carriera di papà al Toro.
Gli anni importanti sono stati legati a quando c’era papà. Li ho vissuti in prima persona e sono particolarmente legato a quelle stagioni.

Il Toro ha preso Davide Vagnati come nuovo ds e Bava è tornato alla guida del settore giovanile granata. Cosa ne pensa di questa scelta?

Spero tanto che si riveli la scelta giusta e che sia stata ponderata. Non conosco personalmente Vagnati e non so valutarlo.
Bava ho avuto piacere di conoscerlo in una serata di un Toro Club. Ho seguito in questi anni il grandissimo lavoro che ha svolto nel settore giovanile. Quest’anno è stata un’annata interlocutoria in cui ha ricoperto il ruolo di ds.
Penso e spero siano tutti d’accordo.
Il Toro ha sempre cercato di fare bene quindi, ripeto, speriamo che in futuro si riveli una scelta giusta.

Sospensione campionato causa Coronavirus.
Secondo lei bisogna tornare a giocare o partire più avanti con il nuovo campionato?

Io penso che un tentativo per provare a finire il campionato è giusto che si faccia perché tutti stanno cercando di ripartire e se può farlo anche il calcio, ovviamente considerando prima di tutto la salute, bisognerebbe cercare di far finire la serie A.
Il provare penso che sia una direzione giusta per dare un segnale di ripartenza.
Ho visto che il campionato tedesco è ripartito trovando delle soluzioni per salvaguardare la salute e penso che anche in Italia bisognerebbe fare così.

Come è cambiato il calcio in generale rispetto a quando suo papà quando era l’allenatore del club granata? Quali sono, a suo parere, le differenze più rilevanti?

Per rispondere a questa domanda ci vorrebbe parecchio tempo.
Il calcio è cambiato molto, anche se guardiamo bene lo spirito di attaccare in avanti, aggredire e di fare pressing papà è stato un precursore magari se ne parlava in modo diverso ma è sempre lo stesso.
I principi del calcio e il gioco sono sempre quelli, anche se sono cambiati diversi aspetti.
È fondamentale nel calcio aggiornarsi rispetto ai tempi e anche papà si aggiornava e si è sempre adeguato ai cambiamenti del calcio rimanendo su grandi livelli nel corso della carriera.
Capendo che, come ogni cosa, il calcio nel giro di 10/20 anni si evolve e cambia.
Siamo in un mondo più social dove sono cambiati anche i rapporti e molti altri fattori ed è cambiato anche il calcio.

Si dice che il Toro a fine stagione dovrebbe cambiare l’allenatore. Tra i nomi più papabili ci sono: Giampaolo,
Juric, Pioli e Semplici. Lei sceglierebbe uno tra questi, riconfermerebbe Longo oppure preferirebbe un altro allenatore?

Io penso che Longo è arrivato in un momento sfortunato, non ha avuto il tempo di lavorare e spero per lui, se si ripartirà, che riesca a dimostrare il proprio valore perché se lo merita e si possa giocare la ripartenza.
Gli altri sono nomi di grandi allenatori, ma per decidere l’allenatore sono importanti i discorsi molto lunghi su cosa una società può fare e su come costruire la squadra ed è giusto che non risponda io insomma.

Se domani la chiamasse il nuovo ds del Toro, Davide Vagnati, per chiederle di spiegargli cos’è il Toro e come si fa a fare bene in una piazza così importante, cosa gli direbbe?

Gli consiglierei di lavorare, parlare poco, di rimboccarsi le maniche e credere tanto in quello che si fa. Sono senz’altro queste le prerogative da Toro. Inoltre di badare alle cose concrete con grande onestà e impegno. Poi si può sbagliare, si può fare bene o male, ma questo fa parte del calcio.
Per quanto riguarda spiegargli cos’è il Toro penso che non ci sia bisogno di spiegargli dov’è, non si devono fare tante parole ma bisogna dimostrare di essere da Toro.

Giovanni Goria

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