A proposito del mercato del Toro

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Urbano Cairo
Urbano Cairo

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Ero anch’io tra i numerosi critici sull’operato del Presidente, perché temevo quello che era già successo negli anni scorsi, e cioè che ci si riduceva ad acquistare un paio di giocatori, di non eccelso livello, tutt’altro, nell’ultimo giorno di mercato. E la delusione si trasformava in irritazione, ricordando le parole pronunciate dal Presidente al termine dell’ultimo, pessimo, campionato disputato dai granata, vale a dire che non sarebbe più successo di dover tribolare come nelle ultime due stagioni. Il Toro, dopo la bella prestazione offerta contro l’Atalanta ad iniziocampionato, conclusasi, però, con una sconfitta immeritata, era incorso in una brutta figura in casa della Fiorentina, perché alla sconfitta s’era accompagnata una prestazione davvero modesta e incolore. Mister Juric aveva manifestato apertamente la sua insoddisfazione, dicendo a chiare lettere che la squadra necessitava di nuovi elementi per uscire dall’impasse e dall’anonimato. Non è sufficiente assumere un bravo tecnico, pagarlo bene, e poi non costruirgli una squadra di valore. Sarà stato per lo sfogo di Juric, per la consapevolezza del Presidente visti i limiti oggettivi del Toro, che negli ultimi due giorni del mercato si sono concretizzati gli acquisti di Praet, di Zima, e di Brekalo, quest’ultimo arrivato quasi sul filo di lana, acquisti che si sono aggiunti a quelli di Pjaca e di Pobega. Praet e Brekalo fanno parte delle Nazionali dei loro Paesi, rispettivamente Belgio e Croazia, e hanno quindi esperienza in campo internazionale, mentre Zima, proveniente dallo Slavia Praga, è un giovane ventenne, di ottime prospettive. Il Toro ora vanta un’ampia rosa, ma alla quantità ha aggiunto anche la qualità, grazie ai nuovi acquisti. Il Gallo Belotti, che fortunatamente è rimasto in granata, potrà ora godere di maggior appoggio da parte dei nuovi arrivati. Certo che le aspettative dovranno essere suffragate dalle prestazioni agonistiche, e la prima prova sarà offerta alla ripresa del campionato, quando all’Olimpico Grande Torino, si presenterà la Salernitana, anch’essa a zero punti come i granata. Ma per il Toro è un’opportunità da sfruttare al massimo, cioè con una vittoria netta, viatico per un prosieguo di campionato all’insegna della Storia e del blasone del Torino.

Franco Venchi

3 Commenti

  1. Non abbiamo certo costruito il nuovo Real Madrid. Tuttavia, dopo aver messo nuovamente a dura prova le nostre coronarie con i quasi tre mesi di calcio mercato fatto di nulla, la squadra consegnata al mister (seppur assente qualche pedina espressamente richiesta) può fare un campionato tranquillo. Ma nulla e niente di più.

  2. -I nuovi acquisti appaiono validi, seppur arrivati con il consueto ritardo ,per cui si dovrà attendere più del dovuto affinché si possano integrare al meglio negli schemi e nei dettagli proposti da Juric.
    Se non altro si presume e spera di dover patire meno che nelle precedenti stagioni.
    FVCG (ora e per sempre).

  3. Praet e Brekalo sono sicuramente due bei giocatori, Pjaca anche se sta bene, il giovane centrale è cmq una scommessa
    ma il Torino è penultimo (solo la Salertinana ha speso meno) per cifra investita nel mercato, è vero che ci saranno la prossima stagione i riscatti (15+11+5) ma sono diritti e non obblighi e questo mercato si è chiuso con un attivo di quasi 10M
    ma non sarebbe nemmeno questo il problema, anzi l’acquisto con diritto riduce i rischi di errori (pensate se fossero stati presi Zaza o Verdi con quella formula…)
    il problema è avere ancora fiducia in questa dirigenza dopo anni di errori, programmazione confusa, derive mitomani (il parallelo con il Grande Torino), protagonismi senza avere le competenze (Cairo), esperimenti sociali e totale disinteresse per i tifosi, e, soprattutto, mancanza di ambizioni
    aggiungo che oggi questa serie A ha Roma e Fiorentina che, grazie alle nuove proprietà, possono investire, acuendo ancora maggiormente il divario da società come l’effeci
    I treni Cairo li ha persi, quest’anno se va male lotteremo per non andare giù, se va bene arriveremo tra l’ottavo e il dodicesimo posto
    E sarà sempre così

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